FRIEND OF CHINESE LITERATURE

The certificate of Friend of Chinese Literature has been awarded by TIE NING, President of China Writers Association, to Mdm. FIORI PICCO  in recognition of her remarkable contributions in translating Chinese Literature.  August 14. 2018, Guiyang city, The 5th International Sinologists Conference on Translating Chinese Literature.

PREMIO LETTERARIO CATERINA MARTINELLI

Il romanzo di FIORI PICCO “CERCANDO LI TANGMEI- Storia di un’imperatrice cinese tra presente e passato” ha vinto la menzione d’onore- Sezione Libri al 5° CONCORSO LETTERARIO CATERINA MARTINELLI. Roma, 21 ottobre 2017, Associazione Culturale Vivere a Colli Aniene.

LA SINOLOGA FIORI PICCO IN VISITA AL VILLAGGIO DI LI TANGMEI

Il 28 e 29 maggio 2017 la sinologa, scrittrice e traduttrice Fiori Picco, autrice del romanzo “Cercando Li Tangmei”, su invito del Governo del Guangdong, ha visitato il villaggio dove nacque l’imperatrice di etnia Yao protagonista del suo libro. Insieme al Presidente del Distretto di Lianshan, al Presidente dell’Associazione degli Scrittori di Qingyuan, al Vice Presidente dell’Associazione degli Scrittori del Guangdong  e a un poeta e ricercatore dell’Istituto Storico- Antropologico ha scoperto i luoghi dove visse la sua infanzia Li Tangmei e il pozzo dove avvenne il miracolo che la riguarda. Li Tangmei fu l’unica imperatrice Yao di tutta la storia delle dinastie cinesi.

CERCANDO LI TANGMEI- Storia di un’imperatrice cinese tra presente e passato 寻找李唐妹

A Librelma, il nuovo romanzo di Fiori Picco.

Fiori Picco lo presenta come il suo terzo romanzo (dopo “Ho sposato un cinese di Midu” e “Le gemme di Ghenmaa”). Ma a noi rimane il dubbio: romanzo, fiaba, reportage di viaggio o scritto di antropologia? Parliamo di “Cercando Li Tangmei. Storia di un’imperatrice cinese tra presente e passato” (Edizioni del Faro, 2016). Freschissimo di stampa, sarà presentato oggi alle 17.30 dall’autrice bresciana alla Librelma di via Montello. Nel titolo c’è un’imperatrice con una vita da romanzo. Ma il vero protagonista della vicenda è un modesto montanaro cinese con una vita da fiaba: parte “male” ma conquista il lieto fine. Sullo sfondo ci sono la Cina rurale e isolata dello Yunnan e gli scenari urbani della capitale Kunming, dove Fiori Picco ha vissuto (e viaggiato) per dieci anni. Tutto è immerso in descrizioni accattivanti di tradizioni, usanze e mille altre curiosità antropologiche sulle minoranze etniche. C’è anche una Xuelian che si aggira fra le pagine del romanzo. E Xuelian (Loto delle Nevi) è proprio il nome con cui chiamano Fiori in Cina. Che bella “coincidenza”.

Manuel Bonomo, Corriere della Sera.

17 dicembre 201641evt2advql-_ac_us160_

CINA “mon amour”

Fiori Picco, che in cinese suona Xuelian, “Loto delle Nevi”, è tornata a casa. Quella vera. E per ben due volte: in agosto, per il Congresso annuale degli scrittori cinesi, e poi il mese scorso, per un viaggio d’istruzione nello Yunnan riservato a un ristretto gruppo di persone di cultura (per giunta tutti cinesi tranne lei)… Pare proprio che la traduzione di Fiori Picco del romanzo di Tie Ning, La città senza pioggia (Forme Libere 2016), dato alle stampe in Italia la scorsa primavera, abbia dato frutti graditi e inaspettati. Forse perché dietro a questa ultima fatica durata due anni ci stanno non solo competenza e dedizione( e tre romanzi con un quarto in arrivo, tutti ambientati in Cina) ma anche un amore per la Cina che riempie una vita intera. E Tie Ning, nota ai lettori per i propri personaggi femminili capaci di rendere umana una Cina post-maoista che si ripiega sul soldo, non può non essersene resa conto… e così è arrivato l’invito per il Congresso di Changchun, nel nord-est della Cina. Oltre un centinaio di persone, fra scrittori (tra cui Mo Yan, premio Nobel per la letteratura 2012, e Yu Hua, l’autore di Vivere! e Brothers), e sinologi internazionali, per discutere delle sfide della traduzione letteraria… Quest’autunno, il secondo ancor più inaspettato invito. Destinazione Baoshan, nella regione dello Yunnan, dove Fiori Picco ha vissuto per oltre dieci anni. Questa volta non si è trattato solo di letteratura. Bensì di un viaggio per un centinaio di giornalisti, scrittori, registi e uomini di cultura( rigorosamente scortati da polizia, medici e infermieri) alla scoperta delle bellezze della regione, per poi riportare i propri pareri nel corso della conferenza finale alla presenza del Governo del Distretto…

Articolo di Manuel Bonomo, Corriere della Sera

Sabato 5 novembre 2016

“TIE NING MI PARAGONO’ AD UN SUO PERSONAGGIO”

“TIE NING MI PARAGONO’ AD UN SUO PERSONAGGIO”, Articolo di Paola Gregorio, Giornale di Brescia, Maggio 2016.

Era il Capodanno cinese del 2000. Fiori Picco, bresciana, all’epoca studentessa di Lingue Orientali a Ca’ Foscari, a Venezia, si trovava in Cina per un periodo di studi in un’università del Nord del Paese. Lì conobbe Tie Ning, una delle scrittrici più importanti della Cina, presidente dell’Associazione degli scrittori cinesi. “Avevo deciso che la mia tesi sarebbe stata su di lei”. E un professore di quell’ateneo organizzò l’incontro. “Tie Ning mi paragonò alla protagonista di un suo racconto” ricorda la Picco, che da allora si è specializzata in Cinese, e frequenta parecchio il grande Paese asiatico. Anche i romanzi che scrive sono ambientati in Cina, e poi traduce opere di autori cinesi, classici e contemporanei, tra cui Tie Ning. Parliamo con lei della traduzione (Forme Libere Editore, Trento), dell’ultimo romanzo della scrittrice, “La città senza pioggia” , curata da Fiori Picco, che la presenterà al Salone del Libro di Torino sabato 14, alle 10. Tie Ning, nata a Pechino da una famiglia di intellettuali, giovanissima ha vissuto la Rivoluzione culturale e la “rieducazione” nelle campagne nella Provincia dello Hebei. “Tie Ning nelle sue opere descrive spesso la vita rurale, in particolare nello Hebei” spiega Fiori Picco. Tie Ning definisce “La città senza pioggia” il meno cinese dei suoi romanzi. “Direi che è un romanzo metropolitano – spiega la Picco- che fa un quadro delle disparità sociali tra ceti medio alti e gente comune, ma descrive pure il mondo della politica, dei mass media, la realtà delle fabbriche cinesi. E parla anche dell’infanzia violata”. Al centro dell’opera, nella città di Changye, nella Cina post-maoista, il desiderio di riscatto sociale di Bai Yihe, modesto impiegato di una nota fabbrica di scarpe in joint venture con l’Italia, abbandonato dalla moglie, fuggita con il rappresentante italiano della ditta, e rimasto solo con la figlia. L’impiegato inoltre scopre la relazione extraconiugale del sindaco con una giornalista e decide di ricattare la consorte del primo cittadino. La Picco, che sta già lavorando a una nuova opera (storia di un’imperatrice tra presente e passato) al Salone presenterà anche il suo ultimo romanzo “Le gemme di Ghenmaa” (Edizioni del Faro). Protagonista una giovane occidentale che vive da anni in Oriente. E che in una cittadina ai confini con la Birmania incontra tre misteriose indigene che hanno vissuto storie drammatiche durante la rivoluzione culturale. La Picco dopo la laurea, a 23 anni, partì per la Cina e ci rimase un decennio, insegnando anche alla Yunnan Normal University di Kunming. La donna occidentale del suo libro potrebbe essere almeno in parte l’alter ego letterario dell’autrice.

LA CITTA’ SENZA PIOGGIA DI TIE NING

forme libere, Tie NingLA CITTA’ SENZA PIOGGIA DI TIE NING, la scrittrice più importante della Cina, Presidente dell’Associazione Nazionale degli Scrittori Cinesi. Traduzione dal cinese di Fiori Picco. Il romanzo è ambientato nella città di Changye, nella Cina del periodo post-maoista. Le vite dei personaggi e le relazioni tra i singoli individui si intrecciano sullo sfondo di una città in continua espansione e modernizzazione, dove la gente ormai persegue il progresso, aspira al benessere, si è inasprita negli animi. L’autrice analizza le conseguenze sociali del periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione Culturale, descrivendo le differenze sostanziali tra i villaggi di campagna e i centri urbani, le disparità tra i  ceti medio-alti e la gente comune, il mondo della politica e dei mass media, la realtà delle fabbriche cinesi e del commercio con l’estero, esaltando sempre e comunque la sensibilità e la tenacia femminili, la bellezza interiore delle donne, l’indipendenza e le conquiste raggiunte.

STANDOUT WOMAN AWARD 2016, FOR THOSE WHO REACH HIGHER

Regione Lombardia- Sala Pirelli , Milano 18 Marzo 2016

PREMIO STANDOUT WOMAN AWARD conferito a FIORI PICCO. Motivazione: Scrittrice, studiosa della cultura, delle tradizioni e del folclore dello Yunnan. Un’italiana che promuove con tanta passione gli usi e costumi delle minoranze etniche cinesi. I suoi libri sono esposti con chiarezza e precisione e molto dettagliati nelle descrizioni. Uno, in particolare, è stato scritto bilingue dall’autrice, e dimostra la sua conoscenza della lingua cinese. Fiori si  dedica con passione alla ricerca di usi e costumi delle minoranze etniche della provincia cinese dello Yunnan riportando nei suoi libri la realtà di villaggi inaccessibili e società antichissime che in Cina sono tutelate come patrimonio culturale. Ha pubblicato vari romanzi. E’ una fonte inesauribile di notizie che attraverso i suoi libri sono trasmesse con un linguaggio preciso, puntuale, sensibile ed elegante.

Fiori Picco ci ha fatto scoprire le tradizioni della Cina

Rovato: Torna a mettere a segno un ottimo colpo la serata dedicata alla rassegna “Per un pugno di autori” realizzata dall’Associazione Liberi Libri, Libreria Vantiniana e Auser Rovato. Nonostante la pioggia, nella serata di mercoledì 25 marzo, il bar Crocevia si è riempito di lettori curiosi e appassionati, ormai fedelissimi degli appuntamenti a tema, tra cocktail, buona musica, intervista all’autore e lettura dei brani. Ha spopolato l’accompagnamento musicale alla tastiera di Giulia Cucinotta che, con le sue melodie dolci e pacate, ha fatto rivivere a tutti i presenti il clima del mondo cinese raccontato nel libro di Fiori Picco “Le gemme di Ghenmaa”. La Picco ha proposto come cornice ai suoi lettori alcune indicazioni storico-culturali della vita delle donne della famiglia Dao, da lei personalmente conosciute in un viaggio in Cina durante la bellezza di dieci anni. Molto della sensibilità e della spiritualità cinese è restato in Fiori Picco che con entusiasmo ha saputo trasmettere i valori delle tradizioni e del pensiero asiatico. “Stare lontana dalla Cina è una vera sofferenza” ha commentato la scrittrice bresciana a fine incontro, prima di autografare numerose copie dei suoi libri. Una storia appassionata e coinvolgente, ricca di miti, leggende e fiabe: la donna serpente, la festa dei morti e quella degli spruzzi d’acqua, le ninfe e i mandarini sono solo alcuni dei favolosi territori esplorati da Fiori Picco, intervistata per l’occasione da Francesca Quarantini. Quest’ultima ha infine commentato: “Un mondo da sogno a metà strada tra la visione di Mulan e il film l’Ultimo Samurai: un libro da non lasciarsi scappare!

Articolo del Chiariweek

“IL SOGNO DI DAWA”, STORIA DI UNA BAMBINA TIBETANA

“Il sogno di Dawa” ha vinto il premio speciale della giuria al Concorso Letterario Magnificat, Cultura, Libri ed Arte di Roma 2014, classificandosi tra i primi quattro racconti vincitori della sezione Narrativa breve a Tema libero.

Il racconto parla di Yalasuo,  il magico Altipiano del Tibet,  e di Shangrila, del suo cielo di lacca blu, delle  nuvole  simili a grossi fiocchi di cotone e dei bellissimi falchi che sfrecciano tra le cime silenziose del Piccolo Potala. A Shangrila ci sono  praterie sconfinate,  fiumi limpidi e cristallini, piccoli monasteri, docili mandrie di pecore e di yak , contadini e  pastori con i  cappotti sgargianti. La  gente vive in funzione del buddhismo lamaista e dipinge Thangka oppure crea le spaventose maschere del teatro religioso, che rappresentano demoni, mostri e personaggi grotteschi. E poi a Zhongdian, il quinto giorno del quinto mese lunare, si allestisce la grande fiera, dove si può assistere alle corse dei cavalli, alle gare di tiro con l’arco, agli spettacoli di danze e al mercato dell’artigianato. I bambini tibetani, come Dawa,  promuovono l’arte in tutta la Cina, trasmettendo la cultura, la spiritualità e la gioia di vivere della loro etnia. Ci insegnano a non rinnegare mai le origini, a non perdere la speranza e a credere fino in fondo nei propri ideali.